Prosegue alla Casa della Musica/Scuola di Musica 55 di Trieste (via Capitelli 3) l’attività di seminari ed incontri internazionali.
Venerdì 2 ottobre, alle ore 17.30, all’Auditorium di Casa della Musica si tiene il Seminario-incontro “Canto e in/canto: la tradizione vocale persiana e il suo contesto culturale.
Tecniche vocali, storia, temi, contenuti, suggestioni della musica d’area medio orientale”, che vede protagonisti due studiosi e musicisti d’eccezione: Sepideh Raissadat e Giovanni De Zorzi.

Sepideh Raissadat è cantante, strumentista e musicologa iraniana e Giovanni De Zorzi è musicista ed etnomusicologo, dottore di ricerca a La Sapienza di Roma in “Storia ed Analisi delle Culture Musicali “: insieme ripercorrono e illustrano le tecniche vocali, la storia, i temi, i contenuti, gli aspetti musicali della musica vocale d’area medio orientale, e in particolare della tradizione persiana.

Per varie ragioni, il canto occupa un posto centrale nella musica iraniana. Innanzitutto, perché i testi cantati provengono da una poesia che è una delle più brillanti espressioni del genio iraniano: poeti come Sa’di, Hâfez, Khayyâm, e Rumî vissuti tra il XII e il XIV secolo, sono entrati a pieno titolo tra i geni della letteratura mondiale. I ghazal di Hâfez sono cantati ancor oggi tra i sufi di Bosnia, mentre quelli di Sa’di, mentre egli era ancora in vita, venivano cantati alla corte imperiale di Cina. Anche solo attraverso le traduzioni che dal persiano sono state fatte in lingua inglese, francese e tedesca, l’arte e il messaggio di questi poeti hanno saputo toccare intimamente i lettori occidentali. La loro originalità deve molto alle potenzialità della lingua persiana, mentre il loro costante successo nei secoli si deve soprattutto alla finezza di spirito degli iraniani, insieme alla loro sensibilità e all’innata tendenza mistica. Il tema prediletto in questi poemi è l’amore, che molto spesso viene inteso, da poeti e lettori in un senso spirituale oltre che umano e comunque sempre impersonale e sublimato.
 
Da un punto di vista tecnico, c’è un momento nella performance vocale, nel quale l’interprete si svincola dal testo per scivolare nel puro vocalizzo, il che avviene quando si vuole introdurre un modo, o concluderlo, oppure di dare rilievo ed intensità ad un verso. Si tratta di melismi il cui principio è assai diffuso in Oriente, ma che nella tradizione vocale persiana si distinguono per due tratti specifici: le note si susseguono rapidamente fra loro e spesso vengono raddoppiate o triplicate. Questo tipo di tecnica vocale detta tahrir appartiene alla categoria dello yödel, e consiste in brevi passaggi in voce di testa: in una sua variante l’appoggiatura può farsi con lo stesso portamento della linea melodica. La prima tecnica, più virtuosistica, viene detta ‘dell’usignolo’ (bolbol) mentre la seconda, più pesante ed appoggiata, viene detta ‘del martello’ (tchaqqosh).
 
Se si paragona la musica persiana nel suo insieme ad un cerchio, o ad una serie di cerchi concentrici, il canto costituisce senz’altro il centro stesso di questo cerchio, la punta fissa del compasso:  la musica strumentale vi gira intorno, uscendo talora dalla propria stessa orbita.
 
Sepideh Raissadat ha studiato sin dall’età di nove anni con i maggiori maestri viventi della tradizione di musica colta persiana (radîf): vanno ricordati, tra i cantanti, la stella Parissa; tra gli strumentisti, i maestri Parviz Meshkatian e Muhammad Reza Lotfi. Al suo attivo cinque registrazioni edite. Da un punto di vista accademico, dopo essersi diplomata nel 2003 presso l’Accademia di Belle Arti di Tehran, si è laureata nel marzo 2009 in Musicologia all’Università di Bologna. All’esperienza artistica affianca da anni un’attività didattica in diversi contesti sia in Italia che all’estero come insegnante privata di canto e liuto a manico lungo setâr. In Iran ha insegnato radîf e tecniche vocali dal 1999 al 2003. In Italia ha tenuto dei seminari di canto persiano presso il Procope Studio di Bologna in collaborazione con Germana Giannini e un seminario sulla storia della musica persiana all’Università di Bologna presso il Dipartimento di Lingue Orientali.

Giovanni De Zorzi
è allo stesso tempo musicista ed etnomusicologo, dottore di ricerca in “Storia ed Analisi delle Culture Musicali” presso l’Università “La Sapienza” di Roma; da anni si occupa di musica classica (sanat) e sufi di area ottomano-turca, iranica e centroasiatica. Il suo tipo di attività lo porta ad alternare l’attività concertistica (flauto ney della tradizione ottomano turca), la ricerca sul campo, la scrittura, la direzione artistica di programmi musicali diversi e la didattica strumentale.

Per iscrizioni
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